Cenni Storici sui Muzi Stampa

 

 

CARLO MUZI

“Questa famiglia di origine romana, e per antichissima tradizione creduta discendente dalla Casa de' Scevola, fu una di quelle che scamparono dal ferro de' barbari, i quali invasero e distrussero l'Impero Romano. Menzionata dal Camaldari fra le antiche qui esistenti fin dal secolo 13° sempre ha occupato cariche ragguardevoli, ed ha contratto nobili parentele. Rileviamo dagli stemmi, che Carlo Muzi fu Sindaco nel 1511. Antonio nel 1636. Altro Antonio nel 1717 e 1718. Giangiacomo nel 1732 e non più poi comparisce fra gli stemmi sindacali, sebbene ancora esistesse, e vivesse decorosamente. Taddeo Barberini figlio di Matteo Principe di Palestina e Grande di Spagna fu marito di Silvia Duchessa Muzi, ereditiera del Duca Giacomo Muzi. Carlo Muzi discendente di costui si osserva Sindaco in Gallipoli, ed è il primo di questo casato, che quì comparisce, e sposando Maria Sermagistri, ebbe un figlio a nome Giovan Giacomo, che prese in consorte Lucrezia Scaglione, della cui famiglia in seguito parleremo. Giovan Giacomo passò in Lecce, annoverato fra le distinte famiglie di colà, e fatto Sindaco. Egli fu fratello uterino di Giovan Giacomo Lazzari, che lasciò molti beni per l'erezione del Seminario, e della Cattedrale di Gallipoli. La famiglia Muzi ebbe dottori, e sacerdoti, e fra questi il Canonico Teologo D. Niccolò, che anche fu Decano di questa Chiesa, una Monaca in S.Teresa a nome Maria, e Carlo Giudice della Vicaria, che poi morì Presidente della Regia Camera della Sommaria, uomo dottissimo, ed insigne per scienze e per morale. Fuvvi ancora D.Niccolò giureconsulto di rinomanza, il quale molte volte in Gallipoli occupò la carica di regio Giudice. Eravi eziandio D.Antonio, ch'ebbe due maschi D.Vincenzo e D.Giangiacomo, e dal matrimonio del primo di essi con la signora Caterina Valentino nacque Raffaele or dimorante in Napoli, giovane egregio per morale, per costumi, e per dottrina. Lo stemma antico di questo casato era un braccio immerso nel fuoco dinotante il fatto di Scevola, ma lo scudo dipinto nel Comune presenta un braccio da sinistra a destra tenente in mano una croce, simbolo de' crociati, che andarono in Palestima”.

“Illustrazione sugli stemmi dipinti nella Sala del Palazzo Comunale di Gallipoli”, di V. Dolce.
Fonte: Vitantonio VINCI. Copyright © 2008 Anxa - Associazione Culturale ONLUS - Gallipoli